Il Salmo 91, l’Invocazione del Re Davide alla Protezione dell’Altissimo

Sant’Agostino D’Ippona Vescovo e Dottore della Chiesa

ESPOSIZIONE SUL SALMO 91
La carità più eccellente della fede e della speranza.

PRESTATE ATTENZIONE AL SALMO!


Ci conceda il Signore di scoprire i misteri che vi sono contenuti, trattando la materia, che è sempre uguale, con quella varietà di spunti e di accenti che impedisca di annoiarvi. Dio non ci insegna, infatti, altro cantico nuovo all’infuori di quello della fede, della speranza e della carità. In lui rimanga salda la nostra fede finché non lo vediamo. Crediamo in lui pur senza vederlo per rallegrarci poi quando lo vedremo, quando alla nostra fede succederà la chiara visione della sua luce, quando non ci sarà più detto: “Credi ciò che non vedi”, ma: “Allietati, perché già vedi”. E anche la nostra speranza sia immutabile.

Si fissi in lui; non vacilli né ondeggi. Non si turbi, così come non può turbarsi Dio in cui tale speranza è radicata. Ora infatti a buon diritto le si dà il nome di speranza; di là non sarà più speranza ma realtà. Si chiama speranza, infatti, finché non si vede ciò che si spera, come dice l’Apostolo: La speranza di ciò che si vede non è speranza. Come si fa, infatti, a sperare ciò che si vede? Ma, se speriamo ciò che non vediamo, con pazienza lo aspettiamo. Adesso pertanto è necessaria la pazienza, finché non venga ciò che ci è stato promesso. Al contrario nessuno è paziente nella prosperità: quando da uno si esige pazienza, vuol dire che è in mezzo al male.

Quando si dice a uno: Sii paziente, tollera, sopporta, vuol dire che si trova nel dolore: un dolore che Dio vuole sia sopportato con fortezza, tolleranza, longanimità e pazienza. Egli ti ha fatto delle promesse: potrà forse ingannarti? È come quando il medico ricorre ai ferri per resecare una ferita. Egli dice a colui che ha da operare: Sii paziente, sopporta, tollera! Esige la pazienza nel dolore, ma promette la salute dopo il dolore. E colui che sopporta il dolore mentre il medico lo opera, se non si ripromettesse la salute che allora non ha, verrebbe meno nel dolore che deve subire. Sono molti, in questo mondo, i malanni: interiori ed esteriori.

Gli scandali non solo non cessano ma abbondano; anche se nessuno se ne rende conto, all’infuori di colui che procede sulla via di Dio. A costui ogni pagina divina dice che gli è necessario sopportare il presente, sperare nel futuro, amare ciò che non vede, per gioirne quando lo vedrà. Infatti la carità, che in noi si associa come terza alla fede e alla speranza, è più grande della fede e della speranza. La fede ha per oggetto le cose che non si vedono, ma cederà il posto alla chiara visione, quando le vedremo.

La speranza ha per oggetto le cose che non possediamo, sicché, quando verrà la realtà, non ci sarà più la speranza, perché non c’è più ragione di sperare ciò che ormai possediamo. Quanto alla carità, viceversa, essa non può non aumentare sempre di più . Se amiamo ciò che non vediamo, quanto dovremo amarlo allorché lo vedremo! Cresca dunque sempre il nostro desiderio! Se siamo cristiani, lo siamo soltanto in ordine alla vita eterna. Nessun cristiano riponga la sua speranza nei beni presenti; nessuno, per il fatto di essere cristiano, si riprometta la felicità in questo mondo.

Della felicità presente usi come meglio può, se può, quando può e nella misura in cui può. Quando ce l’ha renda grazie a Dio che così lo consola; quando non l’ha renda grazie alla giustizia di Dio. Sia in ogni caso pieno di gratitudine; mai sia ingrato! Ringrazi il Padre che consola e che accarezza; e ringrazi ugualmente il Padre che vuol raddrizzare, che flagella e che sottopone a disciplina. Dio infatti sempre ama: sia quando accarezza sia quando minaccia. Ripeta le parole che avete udito nel salmo: È buono lodare il Signore, e inneggiare al tuo nome, Altissimo.

IL NOSTRO SABATO È NELLA TRANQUILLITÀ DELLA SPERANZA.

Ecco il titolo del salmo: Salmo del cantico, per il giorno del sabato. E veramente oggi è sabato: quel giorno che anche al presente i giudei celebrano nell’ozio del corpo, un ozio languido, indolente e dissoluto. Si abbandonano infatti a delle frivolezze; e mentre Dio ordina di osservare il sabato, essi passano il sabato in cose che Dio proibisce. La nostra astensione riguarda le opere del male; la loro riguarda le opere di bene. È infatti meglio arare che ballare. Essi si astengono dal compiere opere buone, ma non si guardano dalle frivolezze.

Il nostro sabato ci viene imposto da Dio. E qual è questo sabato? Guardate dapprima dove sia. Il nostro sabato è nell’intimo del cuore. Molti infatti, pur riposandosi con le membra, hanno la coscienza in tumulto. Sono cattivi, ma per chi è cattivo non può esistere un sabato: la sua coscienza non è mai tranquilla, ed egli inevitabilmente vive nel turbamento. Chi invece ha la coscienza a posto è tranquillo; e tale tranquillità è il sabato del cuore. Costui guarda a Dio e alle sue promesse, e, se per caso ora soffre, si allieta nella speranza del futuro e svanisce ogni nube di tristezza.

È quanto dice l’Apostolo: Lieti nella speranza 5. Tale gioia, basata nella sicurezza della nostra speranza, è il nostro sabato. E questo è ciò che si inculca e si canta nel salmo: in qual modo cioè il cristiano debba vivere senza turbamenti nel sabato del suo cuore. Il quale sabato in concreto consiste nel riposo, nella tranquillità e nella serenità della coscienza. Il salmista spiega le ragioni per cui di solito gli uomini si turbano, e ti insegna a celebrare il sabato nel tuo cuore.

INSENSATO CHI RIVERSA SU DIO LA CAUSA DEL MALE.

Il primo punto è questo: se tu hai fatto un qualche progresso, devi attribuirlo a Dio, perché ogni cosa è suo dono, non merito tuo. Da qui comincia il sabato, dal non attribuire a te stesso ciò che hai ricevuto, come se tu non l’avessi ricevuto, e dal non cercare scuse del male che hai fatto, poiché il male è roba tua. Al contrario, gli uomini perversi e dal cuore turbato, gli uomini che non praticano il sabato, attribuiscono a Dio il male che su loro grava; il bene, invece, lo attribuiscono a se stessi.

Un uomo di tal genere, se ha fatto qualcosa di buono dice: L’ho fatto io; se ha fatto qualcosa di male cerca di riversarlo sugli altri, per non confessare la sua colpa dinanzi a Dio. E in che maniera cerca di accusare gli altri delle proprie colpe? Se non è del tutto empio, accuserà satana e dirà: L’ha commesso satana; è stato lui che mi vi ha indotto. Quasi che satana abbia il potere di costringere l’uomo a commettere il male! Certamente satana ha l’astuzia per persuadere. E, se satana parlasse e Dio tacesse, potresti avanzare una qualche scusa; le tue orecchie però si trovano tra Dio che ammonisce e il serpente che suggerisce.

Perché si tendono verso il serpente e si chiudono a Dio? Satana non cessa di insinuare il male, ma neppure Dio cessa mai di consigliarti il bene. Né satana ha il potere di costringerti contro la tua volontà: è in tuo potere consentire o non consentire a lui. Se hai commesso qualcosa di male, anche per istigazione di satana, lascia stare satana ed accusa te stesso, per potere meritare, accusandoti, la misericordia di Dio. Cerchi di accusare chi non può conseguire il perdono? Accusa te stesso e sarai perdonato. Ci sono poi molti altri che non accusano satana ma il destino. C’è chi dice: È stato il destino che mi ha spinto a commettere il male.

Se gli domandi: Perché hai fatto questo, perché hai peccato?, egli ti risponde: È stata colpa del mio cattivo destino. Per non dire: Sono stato io che l’ho commesso, eccolo pronto a levare la sua mano contro Dio e bestemmiarlo con la lingua. Non lo bestemmia ancora apertamente, è vero, ma aspetta un momento e vedrai che è proprio questo che dice. Domandagli che cosa sia il destino, ed egli ti risponderà: Le cattive stelle.

Domandagli chi ha creato le stelle, chi le ha ordinate, e non potrà risponderti se non: Dio. Insomma, dipenda dalla rete o dalla canna troppo lunga o dal vicino, si finisce sempre coll’incolpare Dio. E così, quel Dio che punisce i peccati egli lo fa autore dei suoi peccati. Ma è un assurdo che Dio punisca ciò che lui stesso ha fatto: punisce ciò che hai fatto tu al fine di salvare ciò che ha creato lui. Talvolta questi tali, quando peccano, sorvolando tutti gli altri esseri, se la prendono direttamente con Dio e dicono:

È Dio che lo ha voluto!

Se Dio non lo avesse voluto, io non avrei peccato. È mai possibile che egli ti esorti in tal modo che tu non solo non debba ascoltarlo per non peccare ma che possa anzi accusarlo quando pecchi?

Orbene, che cosa ci insegna questo salmo?
È bene confessare al Signore. Che significano le parole: Confessare al Signore?

Significano che tu devi riconoscere la verità dinanzi al Signore in ambedue le cose: nel peccato, ammettendo che lo hai fatto tu; nelle opere buone, proclamando che le ha compiute lui. Allora inneggerai al nome di Dio altissimo; e cercherai la gloria di Dio, non la tua; il suo nome, non il tuo. Perché, se tu cerchi il nome di Dio, anche lui cercherà il tuo nome; ma se tu non ti curi del nome di Dio, egli cancellerà il nome tuo.

Ma in che senso ho detto che Dio cerca il tuo nome?

Ricorda cosa disse il Signore ai suoi discepoli che tornavano dalla missione evangelizzatrice a cui li aveva inviati. Siccome avevano compiuto molti miracoli e avevano scacciato i demoni in nome di Cristo, tornando dissero: Signore, ecco, i demoni si sono assoggettati a noi. È vero che avevano detto: Nel nome tuo; ma egli, scrutando nel loro intimo, notò una certa soddisfazione per essere stati così glorificati; vide che si inorgoglivano e che inclinavano alla superbia, in quanto era stato loro concesso di scacciare i demoni. Li vide intenti a cercare la loro gloria personale e, mettendosi lui alla ricerca dei loro nomi, o meglio volendoli conservare presso di sé, disse: Non rallegratevi di questo! Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti in cielo

Ecco dove hai il tuo nome, se non dimentichi il nome di Dio. Inneggia dunque col salterio al nome di Dio, se vuoi che il tuo nome sia con sicurezza presso Dio. Ma che significa, fratelli, inneggiare col salterio? Il salterio è uno strumento musicale munito di corde. Il nostro salterio è il nostro operare. Chiunque con le mani compie opere buone, inneggia a Dio col salterio. Chiunque confessa con la bocca, canta a Dio. Canta con la bocca! Salmeggia con le opere! Ma per quale scopo?

LODIAMO DIO NELLA PROSPERITÀ E NELL’AVVERSITÀ.

Per annunziare al mattino la tua misericordia, e la tua verità durante la notte. Perché la misericordia di Dio dev’essere annunziata al mattino mentre la verità di Dio durante la notte?
“Mattino” vuol dire tempo della prosperità; “notte”, i momenti della tristezza e della tribolazione. In sostanza, dunque, cosa ha voluto dire?

Quando stai bene, rallegrati in Dio, perché lo devi alla sua misericordia. Ma tu, forse, obietterai: Se mi rallegro in Dio quando sto bene, perché lo debbo alla sua misericordia, quando sono nel dolore o nella tribolazione, cosa dovrei fare?
Se quando sto bene è per sua misericordia, non sarà per caso la sua crudeltà che mi fa stare male? Se quando sto bene ne benedico la misericordia, come non prendermela con la sua crudeltà quando sto male?

No! Quando stai bene, loda la misericordia di Dio; quando stai male lodane la verità. Se, infatti, egli castiga i peccati, non è ingiusto. Quando Daniele pregava era notte: Gerusalemme era stata depredata, era in potere dei nemici. I santi subivano molte afflizioni; Daniele stesso fu cacciato nella fossa dei leoni, e i tre fanciulli furono gettati tra le fiamme.

Quando il popolo di Israele, prigioniero, subiva tutte queste prove, era notte. Durante la notte Daniele confessava la verità di Dio e pregando diceva: Noi abbiamo peccato; abbiamo agito da empi; abbiamo commesso ingiustizia. A te, Signore, la gloria; a noi la confusione 9. Durante la notte annunziava la verità di Dio. Che significa “Annunziare la verità di Dio durante la notte”?

Significa non accusare Dio perché soffri qualche male, ma attribuire ciò che soffri ai tuoi peccati e al desiderio che egli ha di farti ravvedere, affinché tu possa annunziare al mattino la sua misericordia e durante la notte la sua verità. Se al mattino ne annunzi la misericordia e la verità durante la notte, sempre lodi Dio, sempre confessi e inneggi al suo nome.

AGIRE CON RETTITUDINE E STARE ALLEGRI.

Nel salterio a dieci corde, con il cantico, nella cetra. Non avete sinora udito parlare del salterio a dieci corde. Il salterio a dieci corde raffigura i dieci comandamenti della legge. Ma occorre cantare con quel salterio, non basta portarlo. Anche i Giudei infatti hanno la legge: ma la portano, non ci cantano. Chi sono coloro che ci cantano?

Coloro che la praticano. Ed è poco praticare; coloro che la praticano a malincuore ancora non ci cantano. Ma allora chi sono coloro che ci cantano?
Coloro che compiono il bene in letizia. Il canto infatti è segno d’allegrezza. Che cosa dice l’Apostolo? Dio ama chi dona con letizia.

Qualunque cosa tu faccia, fallo con letizia. Allora fai il bene e lo fai bene. Se, invece, operi con tristezza, sia pure che per tuo mezzo si faccia del bene, non sei tu a farlo: reggi il salterio, non vi canti. Nel salterio a dieci corde, con il cantico, nella cetra. Cioè, con la parola e con l’opera. Con il cantico significa “con la parola”; nella cetra significa “con l’opera”. Se pronunci soltanto parole, è come se tu avessi solo il cantico, senza avere la cetra; se operi ma non parli, è come se tu avessi soltanto la cetra. Per questo devi parlare bene e agire bene, se vuoi avere il cantico e insieme la cetra.

DIO NOSTRA LUCE E NOSTRO CALORE.

Perché tu, Signore, mi hai allietato con i tuoi interventi ed io esulterò nelle opere delle tue mani. Voi conoscete il senso delle sue parole. Tu, dice, hai fatto sì che io vivessi bene, tu mi hai plasmato; e ogni volta che io faccio qualcosa di buono, ecco generarsi esultanza per l’opera delle tue mani. Come afferma anche l’Apostolo: Siamo un’opera di lui, creati affinché operiamo il bene.

Se egli non ti avesse trasformato e reso capace di operare il bene, tu di tuo non avresti altro che opere malvagie. Infatti, dice il Vangelo: Chi dice menzogna parla del suo. E ogni peccato è menzogna, poiché tutto quanto è contro la legge e contro la verità è menzogna. Che significa allora: Chi dice menzogna parla del suo?

Significa: Chi pecca, pecca usando sue risorse. State attenti alla conclusione opposta! Se chi dice menzogna parla del suo, chi dice verità parla per dono di Dio. Per questo altrove è detto: Solo Dio è verace; ogni uomo è menzognero. Con questa sentenza non ti si dice: Avanti pure! Sei uomo, quindi puoi mentire tranquillamente. Al contrario ti si dice: Se ti riscontri menzognero renditi conto che sei uomo. E se vuoi essere verace bevi alla fonte della verità, e così usciranno dalla tua bocca parole di Dio e non sarai più menzognero. Siccome da te stesso non puoi avere la verità, non ti resta altro che berla alla sua sorgente.

Pensa alla luce. Se te ne allontani tu piombi nelle tenebre. Immagina una pietra. Non appena l’allontani dal calore diventa fredda, poiché non ha un calore suo proprio ma è riscaldata dal sole o dal fuoco. È chiaro, quindi, che non era una sua risorsa innata ciò che la rendeva calda, ma il suo calore proveniva o dal sole o dal fuoco. Così anche tu, se ti allontanerai da Dio ti raffredderai; se ti avvicinerai a Dio ti riscalderai. Lo dice l’Apostolo: Ardenti per lo Spirito. E a proposito della luce, cosa dice?

Se ti avvicinerai a Dio, sarai nella luce. Per questo il salmo dice: Avvicinatevi a lui e sarete illuminati; e i vostri volti non arrossiranno. E allora, se è vero che non puoi compiere nulla di buono se non sei illuminato dalla luce di Dio e riscaldato dallo Spirito di Dio, tutte le volte che avrai la consapevolezza di compiere il bene, confessalo a Dio e, per non insuperbirti, di’ anche tu ciò che diceva l’Apostolo: Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto?

E se l’hai ricevuto, perché te ne glori come se non l’avessi ricevuto? 16 Il salmo dunque, dicendo: Mi hai allietato, Signore, con i tuoi interventi, e io esulterò nelle opere delle tue mani, loda Dio e ci insegna la buona confessione.

NON VACILLARE QUANDO AVRAI DA SOFFRIRE IMMERITATAMENTE.

Ma che diremo di coloro che vivono male e prosperano? Di fronte a costoro si turba l’animo di chi smarrisce il sabato. Sa di dedicarsi ogni giorno alle buone opere, e si vede afflitto da ogni sorta di calamità. Il suo patrimonio va in malora; soffre forse la fame la sete la nudità; forse è in carcere pur avendo fatto del bene. Per contro vede colui dal quale è stato gettato in carcere seguitare a compiere il male, lieto e gongolante (per i continui successi).

Entrano allora nel suo cuore pessimi pensieri contro Dio e dice: O Dio, ma perché ti servo? Perché obbedisco alle tue parole? Non ho rubato, non ho commesso rapine, non ho ucciso, non ho desiderato i beni degli altri, non ho detto falsa testimonianza, non ho offeso il padre o la madre, non mi sono inginocchiato dinanzi agli idoli, non ho pronunziato invano il nome del Signore Iddio. Insomma, mi sono tenuto lontano dal peccato. Conta le dieci corde, cioè passa in rassegna i dieci comandamenti della legge: esamina se stesso su ciascuno di essi, e si convince che non ne ha trasgredito neppure uno. Pertanto, essendo in mezzo alle tribolazioni, se ne rattrista.

Dall’altro lato, ecco delle persone che non dico si limitano a toccare alcune corde soltanto, ma non toccano nemmeno il salterio, cioè non compiono alcuna opera buona, anzi rendono culto agli idoli; e se si comportano forse da cristiani, ciò fanno finché tutto va bene a casa loro. Che se invece sono colpiti da qualche tribolazione, corrono dall’indovino, dallo stregone, dall’astrologo.

E se a uno di questi tizi si ricorda il nome di Cristo, sogghigna e torce la bocca. Gli si dice: Sei credente e consulti l’astrologo? Risponde: Vattene via! l’indovino mi ha salvato i beni; senza di lui li avrei perduti e non mi sarebbe rimasto altro che piangere. Buon uomo, ma non ti segni forse con il segno della croce di Cristo? La legge proibisce ciò che tu fai.

Ti rallegri perché hai ritrovato i tuoi beni; e non sei triste perché ti sei rovinato tu stesso? Quanto sarebbe stato meglio se si fosse perduta la tua tunica invece della tua anima! Di fronte a questi discorsi egli sogghigna: offende i genitori; odia il nemico, lo perseguita a morte; ruba, se ne ha l’occasione; non cessa di dire falsa testimonianza; insidia il matrimonio altrui; desidera i beni degli altri.

Compie tutte queste cose; eppure prospera in mezzo alle ricchezze, agli onori, al fasto di questo mondo. Il misero, tutto dedito ad opere di bene e oppresso da calamità, vede questo nell’esemplare; si turba e dice: O Dio, mi dai l’impressione che ti piacciano i malvagi e che detesti i buoni, dato che ami coloro che commettono ingiustizie. Se così sconvolto cederà a questo pensiero, perderà il sabato del cuore; già comincia a non tenere gli occhi fissi sul salterio.

Se ne è allontanato e invano canta: È bene confessare al Signore, e inneggiare al tuo nome, o Altissimo 18. Scomparso ormai dall’uomo interiore il sabato e perduta la pace del cuore (in quanto ogni buon pensiero è stato respinto) comincia a diventare simile a colui che vede prosperare nel male. Anche lui è ormai rivolto al male e sta per compierlo. Ma Dio è paziente, perché è eterno: egli mira al giorno del suo giudizio nel quale vaglierà ogni cosa.

NON SCANDALIZZARTI SE VEDI PROSPERARE I MALVAGI.

Volendoci insegnare tutto questo, che cosa dice il salmo? Quanto sono magnifiche le tue opere, Signore! Straordinariamente profondi sono i tuoi pensieri. In verità, fratelli miei, nessun mare è tanto profondo quanto il pensiero di Dio, allorché fa prosperare i malvagi e soffrire i buoni. Niente è tanto profondo, niente è tanto abissale. Ivi, in questa profondità, in questo abisso naufraga ogni infedele.

Vuoi varcare questo abisso? Non allontanarti dal legno di Cristo! Se non vuoi affondare, tienti stretto a Cristo. Che vogliono dire le parole: “Tienti stretto a Cristo”? Fu per questo che volle lui stesso soffrire in terra. Avete udito, quando è stato letto il Profeta, che egli non volle né sottrarre le sue spalle al flagello, né riparare il suo volto dagli sputi degli uomini, né allontanare la sua guancia dalle loro mani .

Perché volle soffrire tutte queste cose, se non per consolare coloro che soffrono? Avrebbe potuto anche lui risuscitare la sua carne alla fine del mondo; ma se tu non lo avessi visto risuscitare, non avresti avuto in che sperare. Non ha differito la sua risurrezione, perché tu non seguitassi a dubitare. In vista di un tal fine (quello, cioè, che hai veduto nel Cristo) anche tu tollera le tribolazioni del mondo. Né ti turbi il fatto che in questo mondo c’è gente che commette il male e prospera. Straordinariamente profondi sono i pensieri di Dio. Dov’è il pensiero di Dio?

Per ora allenta le briglie ma poi le tirerà. Non ti rallegrare, a somiglianza del pesce che gode per aver trovato l’esca. Il pescatore non ha ancora tirato l’amo ma il pesce l’ha già in bocca. La vita, che a te sembra lunga, è breve: tutte le cose di quaggiù passano rapidamente. Che cosa è la vita dell’uomo, sia pure lunga quanto si vuole, a paragone dell’eternità di Dio? Vuoi essere paziente? Guarda l’eternità di Dio. Tu guardi ai tuoi pochi giorni, e vorresti che nel loro breve volgere si attuasse ogni cosa. Che cosa?

Vorresti che fossero condannati tutti gli empi e coronati tutti i buoni. Vuoi che tutto questo si adempia nello spazio dei tuoi brevi giorni? Dio lo realizza a suo tempo. Perché vuoi essere impaziente e far impazientire anche gli altri? Dio è eterno, sa aspettare ed è longanime! Ma tu dici: Io purtroppo non sono paziente, e questo perché sono temporaneo. Ma è in tuo potere non esserlo: congiungi il tuo cuore con l’eternità di Dio e sarai eterno insieme con lui. Che cosa sta scritto delle cose temporali?

Ogni carne è erba, e ogni gloria della carne è come il fiore dell’erba: l’erba inaridisce ed il fiore avvizzisce. Tutte le cose inaridiscono ed avvizziscono, ma non la parola di Dio; perché la parola del Signore rimane in eterno 20. Passa l’erba, passa la gloria dell’erba; ma tu hai qualcosa cui tenerti stretto: la parola del Signore, la quale resta in eterno. Di’ dunque al Signore: Straordinariamente profondi sono i tuoi pensieri. Se ti tieni stretto al legno, passerai attraverso questo abisso. Ci vedi qualcosa in tutto questo? Ci comprendi qualcosa?

Tu dici di comprenderci. Se sei già cristiano e sei ben istruito, dirai: Dio si riserva ogni cosa per il suo giudizio. I buoni soffrono perché sono castigati come figli; i malvagi esultano perché sono condannati come estranei. Supponi che un uomo abbia due figli: ne castiga uno e lascia fare l’altro. Uno si dà a mal fare e suo padre non lo rimprovera; l’altro non appena si muove, è preso a schiaffi e fustigato. Perché il padre lascia fare uno e castiga l’altro, se non perché ha deciso di riservare la sua eredità a quello che castiga e di diseredare quello che abbandona?

Il padre, insomma, non vede in quest’ultimo alcuna speranza [di ravvedimento] e lo lascia fare ciò che vuole. Ma può succedere che l’adolescente trattato con rigore non abbia cuore e sia ottuso di mente e dissennato. Eccolo allora invidiare la sorte del fratello che non subisce castighi, e rammaricandosi della propria sorte dire in cuor suo: Mio fratello fa tanto del male, fa ciò che vuole, a dispetto di tutti gli ordini del padre mio, e nessuno lo rimprovera; io, appena mi muovo, sono punito. Chi così dice è stolto e sciocco. Ha occhi per vedere ciò che soffre, ma non vede ciò che gli è riservato.

NON TI LUSINGHINO GLI EFFIMERI SUCCESSI DELL’EMPIO.

Dopo aver detto: Straordinariamente profondi sono i tuoi pensieri, aggiunge subito: L’uomo sciocco non conoscerà e lo stolto non intenderà queste cose. Quali sono le cose che lo stolto non intenderà e l’uomo sciocco non conoscerà? Non conoscerà che i peccatori germogliano come erba. Che significa: Come erba? Verdeggiano d’inverno, inaridiscono d’estate. Avrai certo osservato il fiore dell’erba.

Che cosa passa più rapidamente di un fiore? Eppure che cosa è più splendido, più rigoglioso di lui? Non ti affascini il suo splendore; temi piuttosto il suo inaridirsi. Hai sentito che i peccatori saranno come erba. Ascolta ancora i giusti: Perché, ecco, con quel che segue. Guardate frattanto i peccatori: essi fioriscono come erba. Bene! Ma chi sono coloro che non li riconoscono? Gli sciocchi e gli stolti.

I peccatori germogliano come erba, e li guardano tutti coloro che operano iniquità. Tutti coloro che nel loro cuore non sono retti nei riguardi di Dio osservano incantati i peccatori e com’essi germogliano qual erba: vedono, cioè, la loro effimera prosperità. E perché li guardano? Per perire nel secolo del secolo. Guardano il loro fiorire nel tempo e li imitano; e, volendo fiorire un istante insieme con loro, muoiono in eterno: cioè periscono nel secolo del secolo.

CHI AMA IL MONDO È NEMICO DI DIO.

Ma tu sei l’altissimo in eterno, Signore. Dall’alto della sua eternità aspetti che passi il tempo degli empi e venga il tempo dei giusti. Perché ecco. State attenti, fratelli! Colui che qui parla si sente già unito all’eternità di Dio. Parla infatti in nostra vece, parla nella persona del corpo di Cristo; è Cristo che parla nel suo corpo, cioè nella sua Chiesa.

Orbene, come poco fa vi dicevo, Dio è longanime e paziente: sopporta tutte le iniquità che vede compiere dai malvagi. Perché? Perché è eterno e sa bene cosa sia riservato a costoro. Vuoi essere anche tu longanime e paziente? Unisciti all’eternità di Dio e, così unito a lui, guarda le cose che stanno al di sotto di te. Se infatti il tuo cuore sarà unito all’Altissimo, tutte le cose mortali saranno sotto di te; e allora potrai dire le parole che seguono: Perché, ecco, i tuoi nemici periranno.

Coloro che ora prosperano in seguito periranno. Chi sono i nemici di Dio? Fratelli, credete forse che siano nemici di Dio soltanto coloro che lo bestemmiano? Certamente lo sono anche costoro, e lo sono in maniera furibonda se non risparmiano a Dio le ingiurie né con la bocca né con i pensieri malvagi. Ma che cosa fanno a Dio eccelso, eterno? Se col pugno percuoti una colonna, ferirai te stesso. E pensi di non danneggiarti colpendo Dio con la bestemmia? Chi bestemmia Dio a Dio non reca alcun male.

Comunque i bestemmiatori sono nemici di Dio e nemici manifesti. Ogni giorno però ci si imbatte in nemici occulti. Guardatevi da questa sorta di inimicizia contro Dio! La Scrittura ci indica alcuni di questi nemici occulti di Dio; e cosi, non potendoli tu scoprire con il tuo ingegno, li riconoscerai dalla Scrittura e starai in guardia per non essere del loro numero. Giacomo dice apertamente nella sua Lettera: Non sapete che l’amico di questo mondo si fa nemico di Dio?

Avete udito queste parole. Non vuoi essere nemico di Dio? Non essere amico di questo mondo. Poiché, se sarai amico di questo mondo, sarai nemico di Dio. Come la sposa non può diventare adultera senza porsi in contrasto con suo marito, così l’anima che diviene adultera per amore delle cose terrene non può non essere in contrasto con Dio. Teme Dio, ma non lo ama; teme la pena, non gode della giustizia.

Sono, dunque, nemici di Dio tutti coloro che amano il mondo, tutti coloro che vanno in cerca delle frivolezze, che consultano gli astrologhi, gli stregoni, gli indovini. Sia che entrino nelle chiese sia che non vi entrino, sono nemici di Dio. Possono prosperare per un certo tempo, come l’erba; ma periranno quando egli comincerà ad indagare e sottoporrà al suo giudizio ogni uomo. Accordati con la Scrittura di Dio, e di’ anche tu con questo salmo: Perché, ecco, i tuoi nemici periranno. Non cadere nella loro stessa rovina. E saranno dispersi tutti coloro che operano ingiustizia.

IL GIUSTO NON CONOSCE VECCHIAIA.

Ea te, che ora soffri, cosa capiterà quando i nemici di Dio periranno e saranno dispersi tutti coloro che si danno a opere inique? Tu che gemi in mezzo agli scandali, in mezzo alle ingiustizie umane, che soffri nella carne ma godi nel cuore, che cosa ti attendi? Qual è la tua speranza, o corpo di Cristo? O Cristo, tu che in cielo siedi alla destra del Padre ma qui in terra soffri ancora nei tuoi piedi e nelle tue membra, e dici: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?, quale speranza avrai tu, se i nemici di Dio periranno e saranno dispersi tutti coloro che operano iniquità? Che cosa ti attende? Sarà esaltata come quella dell’unicorno la mia forza.

Perché ha detto: Come quella dell’unicorno? Talvolta “l’unicorno” raffigura la superbia, tal’altra è l’esaltazione dell’unità; e se viene esaltata l’unità ne segue che tutte le eresie, insieme con i nemici di Dio, scompariranno. E sarà esaltata come quella dell’unicorno la mia forza. Quando accadrà tutto ciò? E la mia vecchiaia nell’abbondante misericordia. Cosa chiama la mia vecchiaia? La mia ultima età. Come tra le età della nostra vita la vecchiaia è l’ultima, così è del corpo di Cristo.

Tutto ciò che esso ora soffre di dolori e di calamità, nelle veglie, nella fame, nella sete, tra gli scandali, le ingiustizie, le angustie, è la sua giovinezza; la sua vecchiaia, cioè la sua ultima età, sarà nella letizia. Noti bene la vostra Carità che ha detto ” vecchiaia ” senza allusioni alla morte. L’uomo, infatti, quando invecchia nel corpo, s’avvia alla morte; la vecchiaia della Chiesa sarà, invece, candida per le opere buone compiute né le sopravverrà la morte a corromperla.

Ciò che nel vecchio è la testa, la stessa cosa saranno le nostre opere. Vedete come diventa canuto il capo dei vecchi, tanto più ci si imbianca, quanto più si avanza nella vecchiaia. Sulla testa di chi invecchia bene, secondo l’ordine delle cose, difficilmente potrai trovare un solo capello nero. Se la nostra vita sarà stata tale che, per quanto vi cerchi delle macchie di peccato, non ve le trovi, allora tale vecchiaia sarà giovanile, sarà verdeggiante e verdeggerà per sempre. Avete udito come sia erba secca la vita dei peccatori; ascoltate ora cosa è detto della vecchiaia dei giusti: La mia vecchiaia è nell’abbondante misericordia.

COME DISTINGUERE IL NEMICO DALL’AMICO.

Eil mio occhio ha guardato attentamente i miei nemici. Chi chiama suoi nemici? Tutti coloro che compiono ingiustizia. Non preoccuparti di sapere se il tuo amico sia un iniquo. Verrà l’occasione e lì te ne accorgerai. Tu cominci ad opporti alla sua ingiustizia, e subito vedrai che anche quando ti lusingava era tuo nemico; solo che tu ancora non lo avevi saggiato. Non che tu non lo avessi reso nell’animo ciò che egli non era, ma non gli avevi dato modo di manifestare all’esterno ciò che di fatto era.

E il mio occhio ha guardato attentamente i miei nemici; e il mio orecchio udrà coloro che si levano contro di me calunniando. Quando? Nella vecchiaia. Che significa “Nella vecchiaia”? Alla fine. E che cosa udrà il nostro orecchio? Stando alla destra, udremo ciò che sarà detto a coloro che sono alla sinistra: Andate nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per gli angeli suoi.

Il giusto non avrà timore di udire questo terribile annunzio. Sapete cosa è scritto in un salmo: Il giusto sarà nella memoria eterna, e non avrà timore dell’annunzio cattivo 25. Quale annunzio cattivo? Andate nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per gli angeli suoi! E il mio orecchio udrà coloro che si levano contro di me calunniando.

LA BELLEZZA DEL CRISTIANO ALLA FINE SI MOSTRERÀ

Sparisce l’erba, sparisce la prosperità dei peccatori; ma qual è la sorte dei giusti? Il giusto fiorirà come la palma. Quelli germogliano come l’erba; il giusto fiorirà come la palma. Nella palma ha voluto simboleggiare l’altezza. E, forse, nella palma ha valore simbolico anche il fatto che essa è bella nella sua cima. Nasce dalla terra e termina in alto, con una cima, e in questa cima è tutta la sua bellezza. La sua radice rasoterra appare brutta, ma bella è la sua chioma sullo sfondo del cielo.

Anche la tua bellezza si manifesterà alla fine. Sia salda la tua radice: ricordando bene però che la nostra radice è piantata in alto, poiché nostra radice è Cristo, che è asceso al cielo. Chi si sarà umiliato, sarà esaltato. Come il cedro del Libano si moltiplicherà. Osservate quali alberi ha menzionato. Il giusto fiorirà come la palma; come il cedro del Libano si moltiplicherà. Inaridiscono forse la palma o il cedro quando si leva il sole? L’erba invece inaridisce quando il sole brucia. Verrà il giudizio, e allora inaridiranno i peccatori e fioriranno i fedeli. Come cedro del Libano si moltiplicherà.

RETTE SONO LE VIE DEL SIGNORE, GIUSTI I SUOI GIUDIZI.

Piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri della casa del nostro Dio. Si moltiplicheranno ancora nella rigogliosa vecchiaia; e saranno tranquilli per annunziare. Questo è il sabato di cui vi ho parlato prima e da cui trae titolo il salmo. Saranno tranquilli per annunziare. Perché annunziano tranquilli? Non si turbano per l’erba dei peccatori. Il cedro e la palma non si curvano neppure sotto le tempeste. Siano dunque tranquilli, sì da poter annunziare. Così veramente, perché ora occorre predicare (il Vangelo) anche ad uomini che sogghignano.

O miseri uomini, amanti del mondo! Annunziano a voi coloro che sono piantati nella casa del Signore, coloro che confessano a Dio nel cantico e nella cetra, cioè nelle parole e nelle opere. Vi recano la buona novella e vi dicono: Non fatevi ingannare dalla felicità dei malvagi! Non guardate il fiore dell’erba; non guardate coloro che sono felici nel tempo e saranno miseri per l’eternità. Del resto, quella che scorgete all’esterno non è affatto la vera felicità. Essi non sono felici nel cuore, perché sono torturati dalla loro cattiva coscienza.

Tu invece, che speri nelle promesse del Signore Dio tuo, sta’ pure tranquillo! Cosa annunzierai, infatti, nella tua tranquillità? Che il Signore Dio è retto, e non c’è ingiustizia in lui. State attenti, fratelli, se davvero siete piantati nella casa del Signore, se volete fiorire come la palma e moltiplicarvi come il cedro del Libano e non volete inaridire come l’erba sotto i raggi cocenti del sole, adeguandovi a coloro che sembrano fiorire perché il sole non brilla. Che cosa annunzierete, se non volete essere erba ma palme e cedri?

Che retto è il Signore Dio e in lui non c’è ingiustizia. In che senso non c’è ingiustizia in lui? Il malvagio commette tante cattive azioni; eppure gode ottima salute, ha figli, la sua casa è piena, è ricolmo di gloria, è onorato; e tutto questo mentre medita vendette contro i suoi nemici e ne combina d’ogni colore. Ecco invece un altro, un innocente che bada ai fatti suoi. Non ruba, non fa nulla di male a nessuno, eppure soffre, in catene o in carcere: sospira immerso nella più squallida miseria. Come si fa a dire che non c’è ingiustizia in lui?

Tranquillizzati e capirai: ora infatti sei turbato e nel tuo nascondiglio s’è oscurata la luce. Il Dio eterno vuole illuminarti; tu però non avvolgerti nella nube del turbamento. Sii tranquillo in te stesso e sta’ attento a ciò che ti dirò. Dio è eterno e, se ora risparmia i malvagi, lo fa per indurli alla conversione, mentre castiga i buoni per educarli in vista del regno dei cieli. Quindi, non c’è ingiustizia in lui. Non temere! Molti dicono infatti: “Ecco, io sono soltanto flagellato. Tutti sanno e io stesso riconosco di aver peccato; non pretendo di passar per giusto”.

Quando uno è colpito da qualche disgrazia e soffre, se tu entri da lui per consolarlo, ti dice: “Ammetto di aver peccato; è per i miei peccati, che io riconosco; ma ho peccato forse tanto quanto quello? So quante ne abbia combinate quel tale, e di che sorta. I miei peccati non li escludo, anzi, li confesso a Dio, ma certo sono meno di quelli di costui. Eppure, eccolo là: egli non ha niente da soffrire”.

Non turbarti! sii tranquillo! Sappi che retto è il Signore, e non c’è ingiustizia in lui. Che diresti, se sapessi che il Signore ti castiga adesso, proprio per non cacciarti nel fuoco eterno? E che diresti, se ti confidasse che per il momento lascia tranquillo il peccatore, perché si riserba di dirgli: Andate nel fuoco eterno? Ma quando?

Quando tu sarai collocato alla destra, allora a coloro che staranno alla sinistra dirà: Andate nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi. Non ti turbare quindi per certe cose! Sii tranquillo! Celebra il sabato e annunzia che retto è il Signore, e in lui non c’è ingiustizia.

† Sant’Agostino d’Ippona, Vescovo e Dottore della Chiesa