SANTA VERGINE DI POMPEI: LA POTENZA DEL ROSARIO, LA SALVEZZA DELLA CROCE

Dipinto della Madonna del Rosario di Pompei esposto sulla navata centrale dell’omonimo Santuario dedicato alla S.S. Vergine Maria

«Io sola posso salvarvi dalle disgrazie che si annunciano, chi avrà fiducia in Me sarà salvo»

La devozione alla Beata Vergine Maria mediante il Rosario risale al secolo XIII°, quando venne fondato l’ordine dei Domenicani. Furono infatti i discepoli di san Domenico di Guzman a diffondere la pratica del Rosario, ossia la recita di 50 Ave Maria raggruppate in cinque serie di 10 Ave Maria, precedute dal Padre Nostro e concluse con il Gloria, che meditano episodi della vita di Gesù e di Maria, dette “Misteri”, con l’ausilio di uno strumento, la Corona, formata da piccole sfere dette grani tenuti insieme da una corda o da una catenella e confluenti nella parte finale in una medaglietta raffigurante la Santa Vergine a cui dopo ulteriori cinque grani è appeso un Crocifisso.

Questo modo di pregare, detto anche salterio mariano o Vangelo dei poveri, ebbe larga diffusione per la facilità con cui permetteva di meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere un testo. Ai quindici misteri tradizionali (cinque della Gioia o gaudiosi, cinque del Dolore o dolorosi, cinque della Gloria o gloriosi) san Giovanni Paolo II ha aggiunto, con la Lettera apostolica «Rosarium Virginis Mariae» del 2002, altri cinque misteri, detti della Luce o luminosi, che fanno meditare su alcuni momenti particolarmente significativi della predicazione pubblica di Gesù Cristo.

BEATA VERGINE DI POMPEI, REGINA DEL SANTO ROSARIO

Alla Sua protezione fu attribuita la vittoria sui musulmani, a Lepanto nel 1571

La devozione alla Vergine del Rosario nella cittadina di Pompei risale all’arrivo, come amministratore dei beni della contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, dell’avvocato Bartolo Longo, tornato alla fede dopo un lungo periodo di crisi. Per offrire un riscatto civile e morale a popolazioni abbandonate da secoli nella loro miseria, decise di propagare la preghiera del Rosario. Per questo scopo, ricevette in dono un quadro raffigurante la Madonna in trono con Gesù Bambino sulle ginocchia, in atto di consegnare la corona del Rosario a santa Caterina da Siena e a san Domenico di Guzman. Il dipinto, inizialmente conservato nella piccola chiesa parrocchiale, fu poi trasferito nella nuova chiesa, in seguito diventata Santuario e Basilica Pontificia. Al Santuario sono annesse numerose opere caritative, tutte ideate da Bartolo Longo, che la Chiesa onora come Beato dal 1980. I giorni che vedono il maggior afflusso di pellegrini a Pompei sono l’8 maggio e la prima domenica di ottobre, quando viene solennemente recitata la Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei, composta dallo stesso Beato Bartolo Longo.

CENNI STORICI

A seguito della miracolosa vittoria della flotta cristiana sul potente esercito turco che minacciava di invadere l’europa, papa San Pio V° istituì dal 1572 la “Festività del Santo Rosario” da celebrarsi la prima domenica di ottobre, dal 1913 tale ricorrenza fu spostata al 7 ottobre. Nuovo incremento alla pratica del Rosario si ebbe dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, dove la Vergine apparve alla pastorella Bernadette Soubirous e fyu vista pregare con la corona del rosario in mano. La Madonna del Rosario ebbe nei secoli scorsi una vasta gamma di raffigurazioni artistiche che la ritraevano con la corona del rosario tra le sue mani.

Di solito è rappresentata seduta in trono con il Bambino Gesù in braccio, in atto di mostrare o dare la corona del Rosario; a volte, inginocchiati ai piedi del trono, ci sono santa Caterina da Siena e san Domenico di Guzman.

Fu proprio un quadro che riportava una raffigurazione di questo genere che, il 13 novembre 1875, fu trasportato su un carro di letame fino a Valle di Pompei, un paese ai piedi del Vesuvio, dono di una religiosa, suor Maria Concetta De Litala, all’avvocato Bartolo Longo.

L’uomo, inviato in quella località dalla contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco come amministratore di alcune sue proprietà, si era riavvicinato alla fede dopo essere stato attratto dall’anticlericalismo e dallo spiritismo. Vedendo l’ignoranza religiosa in cui vivevano i contadini sparsi nelle campagne, prese ad insegnare loro il catechismo, a pregare e specialmente a recitare il Rosario.

Il quadro fu inizialmente esposto nella piccola chiesa parrocchiale e subito iniziarono a manifestarsi grazie e miracoli per intercessione della Madonna, a tal punto che si rese necessario costruire una chiesa più grande. Bartolo Longo, su consiglio anche del vescovo di Nola, iniziò il 9 maggio 1876 la costruzione del tempio, che terminò nel 1887.

Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su un trono splendido; l’immagine poi venne anche incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto da papa Leone XIII.

La costruzione venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro, proveniente dalle tante Associazioni del Rosario sparse in tutta Italia: in breve divenne un centro di grande spiritualità, elevato al grado di Santuario e di Basilica Pontificia.

Bartolo Longo istituì anche un orfanotrofio femminile, affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui fondate, fondò anche l’Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle teorie di Lombroso, secondo cui i figli dei criminali sono per istinto destinati a delinquere; chiamò a dirigerlo i Fratelli delle Scuole Cristiane.

Nel 1884 divenne promotore del periodico «Il Rosario e la Nuova Pompei», che ancora oggi si stampa in centinaia di migliaia di copie, diffuse in tutto il mondo; la stampa era affidata alla tipografia da lui fondata per dare un’avvenire ai suoi orfanelli. Altre opere annesse sono asili, scuole, ospizi per anziani, ospedale, laboratori, casa del pellegrino.

Il santuario fu ampliato negli anni tra il 1933 e il 1939, con la costruzione di un massiccio campanile alto 80 metri, un poco isolato dal tempio. Nel 1893 Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII° la proprietà del Santuario con tutte le opere pompeiane e, qualche anno più tardi, rinunciò anche all’amministrazione che il Pontefice gli aveva lasciato.

IL SANTUARIO

La Basilica/Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei è a croce latina a tre navate; delle quali quella centrale culmina con un’imponente cupola alta ben 57 metri.

Il quadro della Vergine del Rosario con il Bambino e ai lati San Domenico e Santa Caterina da Siena è custodito sull’altare maggiore ed ha una cornice di bronzo dorato contornata dai quindici misteri del Rosario dipinti da Vincenzo Paliotti; questa tela è diventata oggetto di profonda venerazione in tutto il mondo.

Questo dipinto fu comprato da un rigattiere da Padre Alberto Maria Radente del Convento di S. Domenico Maggiore che lo donò a Bartolo Longo. Accadde poi che, una giovane si era recata al Santuario per chiedere alla Madonna di essere guarita dall’epilessia, fossa guarita e, da quel momento, la chiesa è divenuta un luogo di pellegrinaggio internazionale.

Nel tempo i fedeli hanno arricchito il quadro con le loro offerte votive: oro, gioielli, pietre preziose, che oggi sono stati allontanati dalla tela per evitare dei danni all’opera stessa.

Anche l’interno della chiesa è interamente ricoperto di marmo, ori, mosaici dorati, quadri ottocenteschi. L’imponente cupola, interamente affrescata, è di 57 metri. Nella cripta sono sepolte la contessa Marianna, suor Maria Concetta De Litala, padre Alberto Maria Radente (Domenicano, confessore di Bartolo Longo e primo rettore del Santuario) e dei vescovi di Pompei (che, come Loreto, è sede di una prelatura, ossia è direttamente soggetta al governo della Santa Sede) Vincenzo Celli, Giuseppe Formisano, Antonio Maria Rossi e Francesco Saverio Toppi, per il quale è in corso il processo di beatificazione.

Lo stesso fondatore vi era stato tumulato, ma dal 1983 i suoi resti sono stati trasportati a lato della cripta e, dal 2000, in una cappella inserita nel complesso del Santuario: è stato infatti beatificato il 26 ottobre 1980.

Il suo auspicio di vedere il Papa affacciarsi dalla loggia delle benedizioni, ricavata nella facciata del Santuario (dichiarata anche monumento alla Pace Universale), è diventato realtà nel 1979, all’inizio del ministero di San Giovanni Paolo II° come successore di San Pietro.

Il quale qui tornò nel 2003, in occasione del compimento dei suoi 25 anni di pontificato, per concludere ai piedi di Maria l’Anno del Rosario da lui stesso indetto. I suoi successori Benedetto XVI° e Francesco si sono invece recati in pellegrinaggio a Pompei, rispettivamente nel 2008 e nel 2015.

Poco distante dal santuario si trova la casa dove abitò il beato Bartolo Longo, il cui piano superiore è stato adibito a museo e ospita pregevoli stampe che illustrano le eruzioni del Vesuvio dal 1621 fino al al 1944, nonché frammenti di minerali, rocce vulcaniche e fotografie, c’è anche una biblioteca con oltre 1300 volumi e vari reperti provenienti da svariati siti archeologici dell’area vesuviana.

Matteucci Marco – © GRAFO2000 | Giovedì, 25 Aprile 2019

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